Google alla conquista degli oceani: pronte 3 nuove reti sottomarine

New York – La sfida per la gestione dei dati digitali è in piena corsa, e si gioca anche sul fondo degli oceani. Infatti Google, per colmare la distanza che la separa da Amazon e Microsoft, sta progettando di stendere oltre 13.000 miglia di cavi in fibra ottica sotto ai mari, per allargare la propria rete unendo la California al Cile, la costa orientale americana alla Danimarca, e Hong Kong a Guam.

Il settore del cloud computing e della gestione dei big data è uno dei più profittevoli nel campo digitale. Amazon Web Services lo domina, con ricavi annuali stimati in 12,2 miliardi di dollari, seguita da Microsoft Azure con 2,4 miliardi. Gli analisti prevedono che queste cifre sono destinate a raddoppiare in breve tempo, anche in relazione allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, arrivando in futuro a diventare un mercato da un trilione di dollari.

Google gestisce il 90% delle ricerche su Internet, e il 25% del traffico complessivo in rete, ma nel cloud computing è indietro, ricavando solo 900 milioni all’anno. La compagnia di Mountain View vuole cambiare questi rapporti di forza, insidiando le posizioni dei due rivali. Per riuscirci, punta a potenziare il suo network per l’accesso alla rete e il trasferimento dei dati.

In questo campo sono in corso da tempo esperimenti all’avanguardia, compresi i palloni aerostatici per far arrivare il collegamento wi-fi negli angoli più remoti del pianeta, ma per lo spostamento industriale dei big data tra i continenti i cavi in fibra ottica restano lo strumento indispensabile. Google, secondo le stime degli analisti del settore, ne controlla già circa 100.000 miglia. Per capire le dimensioni dell’impegno, basti sapere che a confronto il network continentale degli Stati Uniti, gestito da Sprint, comprende «solo» 40.000 miglia.

Secondo il Wall Street Journal, però, Mountain View non è ancora soddisfatta, e continua a stanziare miliardi di dollari per potenziare le sue capacità. Il prossimo obiettivo consiste nella costruzione di tre nuovi collegamenti sottomarini. Il primo, lungo 6.200 miglia, punta a collegare Los Angeles al Cile, in modo da rafforzare l’accesso all’intero Sudamerica. Il secondo, lungo 4.500 miglia, andrà dalla costa orientale degli Stati Uniti alla Danimarca, passando per l’Irlanda. Si chiamerà Havfrue, sirena in danese, e aumenterà sostanzialmente la banda larga nell’area dell’Atlantico settentrionale. Il terzo, lungo 2.400 miglia, unirà Hong Kong all’isola di Guam. Il nome di questo cavo è HK-G, e lo scopo è molto più ampio di quanto sembri, perché si congiungerà con altri sistemi già esistenti, collegando Australia, Estremo Oriente e Nordamerica.

Queste nuove reti non serviranno solo a potenziare la capacità di comunicare, ma anche ad offrire alternative in caso di problemi. Dunque se una fibra ottica dovesse smettere di funzionare, per qualsiasi ragione tecnica o non, il traffico potrebbe essere indirizzato su un percorso alternativo, raggiungendo comunque la meta prevista.

La dimensione di queste iniziative, oltre a descrivere un affascinante risiko in corso alle più grandi profondità degli oceani, aiutano anche a capire l’importanza della posta in palio. Per le aziende private che investono miliardi di dollari allo scopo di creare questi collegamenti, svolgendo un’attività di sviluppo delle infrastrutture che un tempo sembrava possibile solo per gli Stati, si tratta di garantirsi un futuro. È sufficiente sapere che l’anno scorso Alphabet, cioè Google, ha incassato dalla pubblicità l’88% dei suoi circa 90 miliardi di dollari di ricavi, ma prevede che in futuro questa cifra verrà eclissata da quella del cloud business. Per tutti gli altri, invece, significa avere più accesso ai dati, che rappresentano il futuro della nostra economia e della nostra società.

Riferimenti:

Puoi trovare l’articolo completo e altre informazioni a questo link: http://bit.ly/2DbCsQa

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